Secondo lo scrittore e ricercatore egiziano Mustafa Zahran, lâescalation militare in Siria e Iraq sta facendo emergere un ruolo radicale femminile nel conflitto armato che affligge la regione, con particolare riferimento al versante siriano. In un report recentemente pubblicato sul sito web in lingua araba The World Institute, Zahran propone unâanalisi dellâesperienza femminile armata nelle sue due varianti, quella religiosa e quella di sinistra, nelle aree dominate dallâISIS: le jihadiste facenti capo allâorganizzazione di Al-Baghdadi, da un lato, e le combattenti curde del PKK, dallâaltro.
Il caso delle combattenti curde
Ripercorrendo la nascita del PKK, il ricercatore egiziano afferma che lâapparizione del braccio femminile armato del partito curdo risale agli anni â70 del secolo scorso ed è stato caratterizzato dallâinfluenza dei âmovimenti della sinistra piĂš radicaleâ e del socialismo. Trasferitesi sulle montagne, diverse donne curde hanno formato unitĂ indipendenti dedite ad attivitĂ di addestramento note con il nome di YAJK (acronimo curdo per Unione delle donne libere del Kurdistan), caratterizzate dai princĂŹpi del socialismo marxista e dal concetto di militarizzazione della donna. Secondo il ricercatore egiziano, in linea con i princĂŹpi del PKK, nelle YAJK si annulla qualsiasi discorso di genere: la prioritĂ non è il genere dei combattenti, bensĂŹ il loro status di persone libere, e la donna (cosĂŹ come lâuomo) può definirsi libera solo a due condizioni: con la fondazione del Kurdistan indipendente e quando combatte per lâindipendenza della sua patria. Zahran aggiunge che recentemente, in particolare a seguito delle battaglie ingaggiate dalle combattenti curde contro lo Stato Islamico, il PKK e i paesi occidentali hanno esaltato la modernitĂ del ruolo delle donne nella societĂ curda in contrapposizione allâoscurantismo dellâISIS.
Lâevoluzione del jihadismo islamico femminile
Lâattivismo armato femminile in ambito jihadista segue un percorso tormentato e complesso. Allâinizio di questa parabola, che risale alla guerra in Afghanistan del 2001, il ruolo delle donne nel jihad è stato chiarito dallâallora numero due di Al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, secondo il quale, in stretta ottemperanza ai princĂŹpi della sharia, la donna non può ricoprire ruoli attivi nellâorganizzazione in quanto ânon è uguale allâuomoâ. Nel 2009, la posizione di Al-Zawahiri è stata avallata da sua moglie nella âLettera alle sorelle musulmaneâ, in cui Umayma Hassan Ahmed Muhammad Hassan scoraggia le donne dal perseguire un ruolo attivo nei combattimenti, relegandole al compito di mogli e madri dei mujahidin.
Zahran afferma che con lâescalation jihadista degli anni successivi si assiste ad unâevoluzione del ruolo della donna, sottolineando che il primo gruppo terroristico arabo a vedere la partecipazione attiva delle donne al jihad fu AQIM, dove la maggior parte delle donne impiegate nelle operazioni erano legate da vincoli di parentela ai membri dellâorganizzazione. Secondo il ricercatore, âla motivazione principale che ha spinto le donne a prendere parte attiva al jihad è stato il desiderio di vendicare i parenti uccisi per mano delle forze statunitensi e occidentaliâ.
Lo scrittore egiziano stila quindi una lista di nomi arabi e occidentali appartenenti alle jihadiste che hanno giocato un ruolo importante nellâevoluzione dellâattivismo jihadista femminile, portandolo ad una fase di azione concreta: la statunitense Colleen LaRose, alias âJihad Janeâ, la pakistana Aafia Siddiqui, e la belga di origine marocchina Malika El Aroud. Secondo Zahran, la militanza attiva di queste donne allâinterno di Al-Qaeda genera un precedente che verrĂ poi ereditato dallâISIS di Al-Baghdadi. In particolare, Malika El Aroud ha esortato le donne a dare vita a un movimento femminile che rivestisse un ruolo importante nel jihad dominato dagli uomini. Questo sviluppo delle aspirazioni delle jihadiste avrĂ un grande impatto nellâevoluzione del movimento femminile jihadista globale, il cui culmine viene rintracciato da Zahran con la comparsa dellâISIS.
Il ricercatore sostiene che lâISIS ha consolidato la posizione e il ruolo della donna allâinterno del Califfato in Siria e Iraq perchĂŠ ânon le ha messe di fronte alla scelta di combattere o di offrirsi al martirio, ma ha presentato loro diverse possibilitĂ di scelta: essere mogli di un jihadista, ricoprire ruoli vitali nella nuova societĂ del Califfato, dalla gestione dellâeducazione religiosa di ragazzi e ragazze figli dei combattenti al fornire assistenza medica ai jihadisti e alle loro famiglie, diventare combattenti o ricoprire ruoli nel settore della sicurezza (basti pensare alle Brigate Al-Khansaa e Umm al-Rayan). Secondo Zahran, proprio questa apertura alle donne dimostrata dallâISIS è il motivo principale che spinge numerose donne e ragazze che vivono in Occidente a unirsi al Califfato. Queste donne, specie quelle di religione musulmana, che si sentono emarginate nei paesi in cui vivono come risultato della politica di esclusione e dellâaumento dellâislamofobia, avvertono invece di poter ricoprire un ruolo attivo nella nuova societĂ di Al-Baghdadi, che, dal canto suo, può approfittare della loro formazione nei piĂš svariati settori, maturata negli Stati occidentali in cui hanno studiato e vissuto.
Zahran conclude il suo scritto affermando che âla minaccia rappresentata dal radicalismo femminile non è inferiore a quella della controparte maschileâ, mettendo in guardia dal sottovalutarla.