Dopo gli ultimi tragici attentati di Parigi e in considerazione del fatto che alcuni degli attentatori fossero di origine marocchina, il Regno del Marocco ha rafforzato le misure di sicurezza, già consolidate negli ultimi anni per timore di attentati sul suolo marocchino e del ritorno di foreign fighters marocchini partiti per la Siria e l’Iraq (oltre 1.000 secondo diverse fonti aperte) per combattere tra le fila dello Stato Islamico (IS). Negli ultimi giorni la stampa marocchina ha evidenziato l’importante ruolo svolto dagli apparati d’intelligence marocchini non soltanto a livello nazionale ma, soprattutto, nel contesto della cooperazione di sicurezza e d’intelligence con alcuni Paesi europei, in particolare Spagna e Francia.
LA COOPERAZIONE D’INTELLIGENCE TRA MAROCCO E SPAGNA
Il 4 novembre scorso, come riferito dal quotidiano marocchino Al-Ahdath al-Maghribia, Madrid ha reso noto l’arresto nei pressi di Barcellona di due individui di origine marocchina, uno dei quali di nazionalità spagnola, perché sospettati di reclutare combattenti e fare propaganda per l’IS. L’annuncio arriva a un giorno dall’arresto di tre marocchini sospettati di essere membri dell’organizzazione terroristica. Secondo Al-Ahdath al-Maghribia, i tre marocchini, illegalmente residenti in Spagna, sono stati arrestati all’alba in due quartieri di Madrid. Come dichiarato dal Ministro dell’Interno spagnolo, Jorge Fernández Díaz, all’emittente radiofonica Cadena Ser, i tre, a differenza degli altri individui arrestati in Spagna, “non erano attivi nel reclutamento, nella propaganda o nell’invio di combattenti a favore dell’IS in Siria e in Iraq, ma il loro scopo principale era passare all’azione in Spagna”.
Un recente esempio di cooperazione d’intelligence fra Marocco e Spagna, riferisce Al-Ahdath al-Maghribia il 9 novembre scorso, è stato l’arresto di un membro dell’IS che si nascondeva in Marocco, seguito all’arresto di sua moglie in territorio spagnolo, assieme ad altri quattro sospettati per terrorismo. Il coordinamento tra gli apparati di sicurezza spagnoli e marocchini ha permesso di arrestare questo seguace dell’IS, chiamato Mustafa al-Dahwati, entrato illegalmente in Marocco il 18 luglio. Sua moglie, 26 anni, è stata arrestata il 6 novembre scorso nell’aeroporto di Madrid dopo essere tornata dalla Siria, grazie al coordinamento tra le autorità di sicurezza spagnole e marocchine. Proprio l’arresto della donna ha permesso agli inquirenti di arrivare ad Al-Dahwati. Assieme alla donna sono stati arrestati anche tre marocchini sospettati di voler compiere attentati a Madrid e di reclutare combattenti stranieri a favore dell’IS, secondo quanto riportato il 7 novembre dall’agenzia spagnola Europa Press citando fonti d’intelligence. Questi nuovi arresti sono stati effettuati nel momento in cui, secondo il quotidiano spagnolo La Razón, che cita un rapporto d’intelligence francese, Abu Bakr al-Baghdadi vuole utilizzare combattenti stranieri per compiere attacchi in vari paesi europei, come hanno tragicamente dimostrato gli attacchi di Parigi del 13 novembre.
Le carceri spagnole ospitano oltre 5257 detenuti marocchini che, negli ultimi anni, sono diventati il più grande serbatoio in cui vengono reclutati nuovi jihadisti. Secondo le statistiche del Ministero dell’Interno marocchino, 1505 marocchini circa, tra cui 224 pregiudicati per terrorismo, combattono tra le file dei gruppi terroristici. Di questi, 719 combattono per l’IS, mentre sono 405 i marocchini morti nelle aree di conflitto, 346 dei quali in Siria e 59 in Iraq.
IL BCIJ, L’FBI MAROCCHINO
Fondato alcuni mesi fa, il Bureau Central d’Investigation Judiciaire (BCIJ), noto come l’FBI marocchino, ha condotto e portato a termine con successo una serie di operazioni anti-terrorismo, arrestando numerosi elementi jihadisti e smantellando alcune cellule attive sul territorio marocchino e con contatti oltre-confine. Il BCIJ fa capo alla DGST (Direction Générale de la Surveillance du Territoire), l’apparato d’intelligence marocchino con funzioni di contro-spionaggio.
IL BELGIO CHIEDE UNA STRETTA COOPERAZIONE D’INTELLIGENCE CON IL MAROCCO
Il 23 novembre scorso, un comunicato del Ministero dell’Interno marocchino citato dal quotidiano Al-Ahdath al-Maghribia ha riferito che il governo del Belgio ha chiesto al Marocco di stabilire una “stretta e avanzata cooperazione nel settore dell’intelligence e della sicurezza dopo gli ultimi attacchi di Parigi”. Secondo il comunicato, dopo una conversazione telefonica tra il Re Filippo del Belgio e il Re Muhammad VI del Marocco, in cui il primo ha chiesto al Marocco di stabilire una stretta cooperazione nel settore dell’intelligence, il Ministro dell’Interno marocchino Mohamed Hassad ha svolto alcuni colloqui con il vice Primo Ministro e Ministro dell’Interno belga riguardanti l’attivazione immediata di questa richiesta al pari di quanto avviene con la Francia. Secondo il comunicato, i capi della DGST (Direction générale de la surveillance du territoire) e della DGED (Direction Générale des études et de la documentation), i due apparati d’intelligence marocchini, hanno avuto alcuni colloqui con i loro omologhi belgi in merito a questa possibilità.
L’INTELLIGENCE MAROCCHINA: ABBIAMO SVENTATO UN ATTENTATO IN EUROPA
Il 15 novembre scorso, come reso noto dal quotidiano marocchino Assabah, gli agenti del BCIJ hanno arrestato alcuni individui nel nord-est del Marocco. Il 14 novembre, un giorno dopo gli attacchi di Parigi, era stato spiccato nei confronti dei sospettati un mandato d’arresto a seguito del fermo di un altro imputato attivo ad Al Aaroui, alla periferia di Nador, fedele all’IS. Secondo un comunicato del Ministero dell’Interno, citato da Assabah, in contemporanea con le indagini in corso in Francia sugli attentati che hanno colpito la capitale francese, le indagini per contrastare preventivamente le minacce del terrorismo hanno permesso al BCIJ di arrestare il jihadista di Al Aroui. Secondo il comunicato, il sospettato aveva intenzione di unirsi all’IS e pianificava di compiere attentati in Marocco e contro una chiesa in Europa utilizzando esplosivi. Sebbene il piano terroristico sventato dal BCIJ sia circondato da un grande riserbo, le fonti di Assabah hanno riferito che l’arrestato ha prestato giuramento di fedeltà all’IS, e aveva intenzione di infiltrarsi in Spagna e compiere un attentato contro una chiesa.
NADOR: UN BACINO DI RECLUTAMENTO PER L’IS E UN POLO PER L’EMIGRAZIONE CLANDESTINA
Secondo le indagini svolte dal BCIJ, la periferia di Nador, cittadina portuale nel nord-est del Marocco, si è trasformata in un bacino di reclutamento, soprattutto dei giovani, che vengono radicalizzati dalle lezioni e dai corsi tenuti da estremisti dell’IS. Secondo Assabah, l’area è inoltre diventata un centro in cui i ragazzi reclutati vengono addestrati a combattere, dato che vi sono luoghi accuratamente scelti dai membri dell’organizzazione perché sfuggono alla sorveglianza della sicurezza. Le indagini del BCIJ hanno appurato che le reti di reclutamento sono composte da individui che sono andati in Siria e in Iraq attraversando la Turchia, e che hanno ricevuto un addestramento nel combattimento, nella guerriglia e nella fabbricazione di autobombe.
Questa particolarità di Nador è dimostrata anche dall’arresto, il 15 novembre scorso, di un sostenitore dell’IS ad Al-Aaroui, intenzionato, come accennato, a colpire in Marocco e in Spagna. Il sito web marocchino Goud ha appreso da fonti esclusive che l’uomo, tale “F. B. A.”, lavorava presso l’aeroporto di Al Aroui da sette mesi circa, presso una società di pulizie privata, per cui era in grado di arrivare fino all’area dove si trovano gli aerei.
Goud segnala inoltre che Nador si è trasformata anche in un polo per l’emigrazione clandestina verso l’Europa. Secondo il sito web marocchino, la cittadina di Zeghanghane, adiacente a Nador, fa la parte del leone nei flussi di giovani che partono per la Turchia, con l’obiettivo di raggiungere da qui l’Europa assumendo l’identità di rifugiati siriani. Secondo il sito web Nador City, citato da Goud, sono 15 mila i cittadini che recentemente sono andati in Turchia per raggiungere l’Europa. Ramsis Bul‘uyun, caporedattore del sito web, ha dichiarato a Goud che i ragazzi che sono andati in Turchia provengono da tutta la provincia di Nador e Driouch, aggiungendo che si tratta di cifre esatte in quanto si basano sulle statistiche di agenzie di viaggio e su fonti esclusive. Secondo Bul‘uyun, dietro a queste partenze non vi sarebbero reti specializzate nella tratta di esseri umani, in quanto sarebbero gli stessi migranti che, una volta compiuto con successo il viaggio, spiegano agli altri (anche tramite Facebook) come fare per raggiungere la destinazione.
LA STRATEGIA ANTI-TERRORISMO E LE CONTROMISURE DEL REGNO MAROCCHINO
Da anni, il Regno marocchino ha avviato una strategia cosiddetta “omnicomprensiva” nella lotta al fenomeno dell’estremismo religioso, che, in quanto tale, si concentra anche e soprattutto sull’aspetto ideologico della minaccia. Come riferito dal quotidiano marocchino Assabah, il 21 novembre scorso, Il Ministero degli Affari Religiosi e altre istituzioni religiose marocchine hanno ricevuto una direttiva del Re del Marocco Muhammad VI, noto come “l’Emiro dei Credenti”, affinché le personalità religiose si impegnino su tutti i fronti a fronteggiare l’ideologia dello Stato Islamico. Alcune moschee del paese si sono affrettate a mettere in pratica queste direttive, selezionando alcuni passi della Sunna (la raccolta dei comportamenti e dei detti del Profeta Muhammad) per delegittimare soprattutto la partenza di marocchini versi i teatri di conflitto. Il Ministro degli Affari Religiosi marocchino, Ahmad al-Tawfiq ha dichiarato ad Assabah che agli Imam è richiesto oggi di citare i passaggi della Sunna che si rifanno ai valori della moderazione e della giustizia, e di avere come riferimento gli Ulema accreditati, vale a dire i dotti islamici, e non gli estremisti. Inoltre, il Ministero ha diffuso un comunicato con il quale ha esortato gli Imam a condannare ogni forma di violenza e coercizione nella religione.
Come riferito il 24 novembre dal quotidiano marocchino Al-Ahdath al-Maghribia, il Presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keïta, ha evidenziato l’importanza e la portata dell’iniziativa del Re Muhammad VI riguardante la formazione di alcuni imam maliani in Marocco, affermando che “l’impegno del Re nella lotta al terrorismo nasce da una visione omnicomprensiva che mira ad affrontare il problema alle radici”. Durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo senegalese, tenutasi il 22 novembre a Bamako, Keïta ha ribadito che “l’opportunità messa a disposizione da Muhammad VI permetterà di formare diversi imam maliani ai valori della tolleranza e dell’apertura insita nell’Islam” ed è parte della strategia del paese nel settore della lotta alle correnti jihadiste.