{"id":3062,"date":"2018-01-31T18:15:59","date_gmt":"2018-01-31T17:15:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/?p=3062"},"modified":"2018-01-31T18:15:59","modified_gmt":"2018-01-31T17:15:59","slug":"bonjour-o-as-salamu-aleykum-beirut-e-ancora-la-parigi-del-medio-oriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cosmonitor.ventuno.it\/en\/bonjour-o-as-salamu-aleykum-beirut-e-ancora-la-parigi-del-medio-oriente\/","title":{"rendered":"Bonjour o As-Salamu Aleykum: Beirut \u00e8 ancora la Parigi del Medio Oriente?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/beirut.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3070 size-full\" src=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/beirut.jpg\" alt=\"\" width=\"1322\" height=\"614\" \/><\/a><\/p>\n<p>[dalla rivista di geopolitica francese <a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Outre-Terre\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Outre-Terre<\/a>. Traduzione a cura dello Staff di COSMO]<\/p>\n<p><em><strong>Premessa<\/strong><\/em><\/p>\n<p>\u00c8 un sabato di aprile, ore 2 del mattino. Il volo Alitalia sta sorvolando il cielo di una luminosa e vivace Beirut. A fare da sottofondo musicale a questo spettacolo, che vale l\u2019intera cifra chiesta dalla nostra compagnia di bandiera per condurci nella cosiddetta \u201cParigi del Medio Oriente\u201d, vi \u00e8 una canzone di Fayrouz, la nota interprete libanese, intitolata \u201cLi Beirut\u201d, un inno alla \u201cSignora\u201d, come gli arabi chiamano Beirut, arrangiato sulle musiche della principale opera del compositore spagnolo Joaqu\u00ecn Rodrigo, <em>Concierto de Aranjuez <\/em>(1939). Teoricamente non potrei ascoltare il lettore mp3 durante la fase di atterraggio, ma siamo gi\u00e0 nello spazio libanese, e si sa, nel Libano vi \u00e8 una certa allergia alle norme troppo rigide. Inoltre, in perfetto stile italo-libanese e pi\u00f9 in generale mediterraneo, il nostro volo osserva un ritardo di circa trenta minuti. Un lasso di tempo, tuttavia, utile per fare la prima delle riflessioni che ci porteranno a rispondere a una domanda dagli importanti esiti geopolitici regionali: quanto \u00e8 ancora influente la Francia in un Paese, il Libano, che nel secolo scorso era stato un suo protettorato?<\/p>\n<p>Passeggiando nell\u2019aeroporto internazionale di Beirut \u201cRafiq Hariri\u201d, appena scesi dall\u2019aereo, si ha immediatamente l\u2019impressione di non essere certo in un Paese arabo nel vero senso del termine. \u00c8 il Libano, una terra dalle infinte contraddizioni e sempre sull\u2019orlo del precipizio. Ce lo ricordano i soldati di UNIFIL, sbarcati anche loro a Beirut nella stessa notte e pronti a lasciare la capitale libanese alla volta del sud.<\/p>\n<p>Guardo le pubblicit\u00e0, i cartelloni, le indicazioni\u2026 c\u2019\u00e8 rimasto poco di francese qui. Piuttosto, l\u2019aeroporto internazionale di Beirut \u00e8 conscio di dover accogliere soprattutto personaggi provenienti dal Golfo, sia arabo che persico, che attualmente detiene il principale peso geopolitico e socio-culturale nel Paese e che gioca quel ruolo che la Francia aveva svolto fino agli anni Ottanta.<\/p>\n<p>Alla luce delle rivoluzioni arabe, l\u2019indebolimento dell\u2019influenza politica e culturale francese nella regione sembra essere un dato di fatto. Ci\u00f2 \u00e8 evidente anche e soprattutto in un Paese storicamente, culturalmente e politicamente proiettato verso la Francia, come il Libano. I radicali mutamenti demografici degli ultimi trent\u2019anni in Libano hanno certamente contribuito a questo indebolimento, soprattutto a livello culturale e politico.<\/p>\n<p><em><strong>Accenni di storia: l\u2019Indipendenza<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Era il 1916 quando l\u2019allora Societ\u00e0 delle Nazioni affidava alla Francia il mandato di Libano e Siria. Quattro anni dopo, anche su impulso della storica comunit\u00e0 cristiana libanese, in particolare quella maronita, la Francia istitu\u00ec come indipendente lo Stato cosiddetto del \u201cGrande Libano\u201d, nel 1920, permettendo cos\u00ec al Paese di recuperare i suoi naturali territori geografici di confine e i suoi altrettanto naturali accessi al mare: Tripoli a nord, Sidone e Tiro a sud, Beirut al centro. Fu in particolare grazie al Patriarca maronita, Monsignor Howayyek, che il Libano ottenne questa ricomposizione. Egli si rec\u00f2 a Parigi alla conferenza di pace del 1919, alla testa di una delegazione libanese, per sostenere la causa di un Libano dotato di confini che lo rendessero in grado di provvedere alla propria autosufficienza alimentare [Georges Corm, il Libano contemporaneo: storia e societ\u00e0, Jaca Book, Milano (2006)].<\/p>\n<div id=\"attachment_3069\" style=\"width: 754px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/francia-libano.png\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-3069\" class=\"wp-image-3069 size-full\" src=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/francia-libano.png\" alt=\"\" width=\"744\" height=\"496\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-3069\" class=\"wp-caption-text\">La bandiera del Grande Libano durante il mandato francese<\/p><\/div>\n<p>Gi\u00e0 nel 1922 esisteva un consiglio rappresentativo, non diverso nella forma dall\u2019attuale Parlamento libanese, composto da trenta deputati eletti su base confessionale-territoriale. Ancora grazie al lavoro di lobbying cristiano-maronita tra Parigi e Beirut, nel 1941 la Francia annunci\u00f2 che il Libano sarebbe divenuto indipendente. Cos\u00ec fu due anni dopo, nel 1943, ma solo nel \u201946 le truppe francesi abbandonarono il Paese.<\/p>\n<p>Il 1943 rappresenta un anno importante per la storia del Libano: non fu soltanto l\u2019anno dell\u2019Indipendenza formale dalla Francia, ma anche quello del Patto Nazionale, mai scritto e tutt\u2019oggi in vigore, secondo cui le diverse cariche istituzionali vengono divise fra le comunit\u00e0 religiose del Paese.<\/p>\n<p><em><strong>Gli anni Cinquanta e Sessanta: gli anni d\u2019oro<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Definire Beirut soltanto la \u201cParigi del Medio Oriente\u201d \u00e8 riduttivo. La sua fisionomia moderna esisteva gi\u00e0 prima degli anni del mandato francese. Beirut \u00e8 cananea, fenicia, ellenica, romana, araba, ottomana, francese. Tra alcuni decenni, si legger\u00e0 forse che Beirut \u00e8 stata anche \u201csaudita, del Golfo, iraniana, anglosassone\u201d.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019impatto che il colonialismo francese ha avuto sulla cultura, la societ\u00e0, la politica e anche l\u2019urbanizzazione di Beirut e del Libano \u00e8 stato forte ed evidente. Giunti a Beirut, i francesi si trovarono a far fronte a uno sfavore popolare, che gestirono in questo modo: per conquistarsi il consenso, incontravano lontano dalle stanze del potere gli uomini forti, i leader (<em>zu\u2019ama<\/em>), i quali, da buoni fenici, arrivavano a un accordo in cambio del loro sostegno. A distanza di un secolo, poco \u00e8 cambiato.<\/p>\n<p>Un altro pilastro su cui i francesi avevano fatto leva, e le cui ripercussioni si faranno sentire fino ad oggi, riguardava il ceto medio, in particolare quello cristiano, attivo nel settore imprenditoriale, commerciale, bancario e professionale. Saranno queste potenti famiglie cristiane, assieme al Patriarcato maronita, a giocare un ruolo fondamentale a livello politico-diplomatico per la nascita, con il beneplacito francese, del Libano odierno, allora conosciuto come \u201cGrande Libano\u201d.<\/p>\n<p>Nel suo testo \u201cBeirut, Libano: tra assassini, missionari e <em>grands caf\u00e9s<\/em>\u201d, Riccardo Cristiano parla del \u201cmetodo Place de l\u2019\u00c9toile\u201d. Ai francesi va il merito di aver sanato la Beirut di quegli anni, anticipando di circa un secolo l\u2019attivit\u00e0 che oggi i contingenti multinazionali chiamano \u201cCIMIC\u201d (Civil-Military Cooperation): ricostruzione e assistenza alla popolazione in cambio di consenso. Riccardi ricorda: \u201c<em>Le strade venivano allargate, i vecchi carretti scomparivano. Le lampade a gas andavano in pensione, sostituite da quelle elettriche, visto che la rete ormai era estesa a tutta la citt\u00e0, come del resto quella idrica. L\u2019ingresso di Beirut in una nuova era veniva suggellato dall\u2019apertura dell\u2019aeroporto cittadino, costruito dal genio militare francese (\u2026) All\u2019inizio degli anni Trenta, il rappresentante del governo francese, l\u2019Alto Commissario de Martel, ripianava il debito libanese liberando enormi capitali per l\u2019ammodernamento della citt\u00e0, il potenziamento del porto e del sistema viario\u201d<\/em>. Ebbe cos\u00ec inizio la \u201cfrancesizzazione\u201d urbanistica, e quindi culturale e politica del Libano. I francesi, in questo senso, stavano cercando di fare di Beirut la \u201cParigi del Medio Oriente\u201d, di cui oggi rimane la \u201cPlace de l\u2019Etoile\u201d beirutina, nota come la \u201cPiazza dell\u2019Orologio\u201d, nel cuore pulsante della capitale libanese.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019Indipendenza, nel 1943, il Libano \u00e8 un Paese votato alla totale apertura verso l\u2019Occidente. Nonostante le costanti e forti pressioni verso l\u2019arabizzazione \u2013 in particolare dopo il 1948 \u2013 di un Paese che ancora oggi si sente pi\u00f9 fenicio che strettamente arabo, il Paese dei Cedri era divenuto meta turistica, culturale ed economica non soltanto degli arabi, ma soprattutto degli occidentali. \u00c8 la sua posizione geografica e culturale fra Occidente e Oriente che valse al Libano diversi appellativi come \u201cPerla d\u2019Oriente\u201d, \u201cParigi del Medio Oriente\u201d, \u201cSvizzera d\u2019Oriente\u201d, ecc.<\/p>\n<p><em><strong>Il calo del peso geopolitico. Dal 1983 al 2005: due pesanti attacchi all\u2019influenza francese in Libano<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Anche a seguito di forti spinte verso un\u2019arabizzazione del Paese, il sistema-paese libanese comincia ad incrinarsi gi\u00e0 alla fine degli anni Cinquanta, e collasser\u00e0 completamente il 13 aprile 1975, anno in cui ha inizio ufficialmente la guerra civile.<\/p>\n<p>\u00c8 nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, ma soprattutto negli anni Ottanta, che Parigi inizia gradualmente a perdere la sua storica influenza linguistica, culturale e politica in Libano. Come ha ricordato Amin Gemayel, ottavo Presidente della Repubblica libanese dal 1982 al 1988, in quegli anni la Francia era fortemente presente in Libano, dal punto di vista accademico, sanitario, culturale, politico, economico e di sicurezza. Anche durante gli anni della guerra civile, la Francia gioc\u00f2 un ruolo importante e aveva ancora una certa influenza sull\u2019opinione pubblica. Quando nei primi anni Settanta i cristiani libanesi, e le Falangi in particolare, cercarono di dire al mondo che la presenza militare palestinese in Libano avrebbe trascinato il Paese in una grave crisi e messo in pericolo la loro stessa esistenza, la comunit\u00e0 internazionale non si dimostr\u00f2 incline a sostenere le loro richieste. Afferma il Presidente Gemayel: \u201c<em>La comunit\u00e0 internazionale in generale, e in particolare quella occidentale, ritiene che la soluzione della questione palestinese consista nella \u201cnazionalizzazione\u201d dei palestinesi ovunque essi si trovino<\/em>. <em>La comunit\u00e0 internazionale non lo dice chiaramente, ma \u00e8 questo il suo piano. In linea generale, i paesi occidentali sono favorevoli a questa soluzione, perch\u00e9 \u00e8 in linea con la politica israeliana in tal senso. Ovviamente, ci\u00f2 non poteva essere accettato dal Libano, che dal 1948 aveva iniziato ad accogliere un alto numero di profughi palestinesi. Nel 1975, la comunit\u00e0 cristiana non aveva altra scelta che difendersi: difendere le proprie famiglie, le proprie case, i propri villaggi, la sovranit\u00e0 del Paese. I cristiani dovevano difendersi dalle aggressioni, perch\u00e9 non erano stati loro i primi ad aggredire. Gli altri paesi, anzich\u00e9 sostenerci, dietro le quinte sostenevano i palestinesi e la loro causa, al fine di applicare il piano della \u201cnazionalizzazione\u201d. La Francia era fra quei paesi, anche se non lo diceva chiaramente. Ricordiamo che quando Jacques Chirac si rec\u00f2 in visita in Libano negli anni Novanta, egli dichiar\u00f2: la questione libanese dipende dalla soluzione della questione palestinese, e quindi la \u2018nazionalizzazione\u2019 dei palestinesi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Sul piano storico e geopolitico, il 1983 pu\u00f2 essere considerato l\u2019anno dell\u2019inizio del calo d\u2019influenza francese in Libano e in Medio Oriente. Il 23 ottobre di quell\u2019anno, due autobombe a Beirut causarono la morte di 241 marines americani e 58 par\u00e0 francesi. Secondo l\u2019opinione di Gemayel, che in quell\u2019anno era Presidente della Repubblica, si tratt\u00f2 di un chiaro attacco alla politica francese in Libano, e, pi\u00f9 che in un\u2019ottica arabo-palestinese, l\u2019operazione va inserita in un contesto siro-iraniano, che porter\u00e0 nel 1985, grazie al sostegno diretto dei Pasdaran, alla nascita ufficiale di Hezbollah, il Partito di Dio libanese. Uno scenario simile, come vedremo pi\u00f9 avanti, si ripeter\u00e0 ventidue anni dopo, nel 2005.<\/p>\n<p>Questo calo d\u2019influenza assume una forma chiara nel 1989, con la ratifica degli accordi di Ta\u2019if, in Arabia Saudita, che posero formalmente fine alla guerra civile libanese ma che nei fatti gambizzarono una delle principali comunit\u00e0 del Paese \u2013 quella cristiana \u2013 e fecero del Libano un protettorato del regime siriano. Quella di Ta\u2019if fu a tutti gli effetti una manovra arabo-saudita, non ostacolata, ufficiosamente, da Stati Uniti e Francia.<\/p>\n<p>Una svolta si ha nel 1995, anno in cui viene eletto come Presidente della Francia Jacques Chirac, amico personale del defunto Rafiq Hariri, uomo dell\u2019Arabia Saudita in Libano, uno dei protagonisti degli accordi di Ta\u2019if. All\u2019epoca, Mr. Lebanon \u2013 come veniva soprannominato Hariri \u2013 era gi\u00e0 primo ministro da tre anni. Al riguardo, Gemayel dichiara: \u201c<em>Hariri aveva una forte e profonda influenza su Chirac. Prendiamo ad esempio il caso siriano. Quando inizialmente Hariri non si era opposto al regime di Damasco, Parigi non aveva promosso una politica di condanna nei confronti di questo regime, nonostante fosse cosciente della sua crudelt\u00e0. Al contrario, quando Hariri inizi\u00f2 a condannare il regime siriano, la Francia cambi\u00f2 politica\u201d. <\/em>Dunque, pi\u00f9 che una sinergia politica tra Francia e Libano o un\u2019influenza francese sulla politica libanese, vi era un forte legame tra le due maggiori personalit\u00e0 di quei paesi: Chirac e Hariri. Fu questo legame, e non lo Stato francese, ad influenzare il Libano. Tuttavia, in questo scambio, la politica francese era pi\u00f9 influenzata da Hariri di quanto Hariri non lo fosse dalla politica francese. \u201c<em>In quel periodo, il legame pi\u00f9 forte che la Francia aveva in Libano era con la famiglia Hariri. I legami di Parigi con le altre personalit\u00e0 libanesi passavano per Rafiq Hariri<\/em>\u201d, ha ricordato Gemayel.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/francia-libano-2.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3067 size-full\" src=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/francia-libano-2.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"545\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 proprio nel contesto di questo forte legame e quindi dell\u2019allineamento francese alla politica di Hariri in Libano e nella regione, che va inserito l\u2019attentato del 14 febbraio 2005 a Beirut, in cui perse la vita l\u2019ex premier libanese. Dichiara Amine Gemayel: \u201c<em>Quando Hariri fu assassinato nel 2005, la Francia consider\u00f2 questo omicidio come un attacco a se stessa. Se non ci fosse stato questo forte legame, la Francia non avrebbe mosso forti pressioni per il ritiro delle forze siriane dal Libano e non avrebbe promosso in prima linea il Tribunale Internazionale Hariri\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Dunque, quello del 2005 non fu soltanto un attentato alla vita di Hariri ma, come era stato nel 1983, un attacco al cuore dell\u2019influenza francese in Libano. Questa ostilit\u00e0 nei confronti di alcune politiche di Parigi, diffusa in certi ambienti siro-iraniani e quindi hezbolliani, trova riscontro anche nel trattamento riservato ai militari francesi che operano all\u2019interno di UNIFIL, nel sud del Libano, da parte della popolazione locale largamente leale al Partito di Dio. Come ha ricordato il Presidente Gemayel, gli attacchi e gli incidenti degli ultimi anni contro i militari francesi sono da considerarsi messaggi diretti a Parigi da parte di gruppi che gravitano nell\u2019orbita siro-iraniana, e non si pu\u00f2 escludere che provengano direttamente dall\u2019Iran e da Hezbollah.<\/p>\n<p>Su questo aspetto, il dott. Salah Honein, avvocato e gi\u00e0 deputato nel Parlamento libanese, in cui fu membro della Commissione sulla Francofonia, fornisce un quadro chiaro della situazione: \u201c<em>La Francia non \u00e8 presente nel sud come forza militare francese ma sotto il cappello, politico e militare, delle Nazioni Unite. Tuttavia, la questione va direttamente ricollegata alla risoluzione 1559, e alla percezione che si \u00e8 trattato di una manovra francese pi\u00f9 che internazionale. Dunque, gli attacchi degli ultimi anni contro i militari francesi nel sud sono da interpretare come un messaggio alla Francia pi\u00f9 che all\u2019ONU. Bisogna per\u00f2 cambiare questa percezione, perch\u00e9 si tratta di una missione multinazionale e non francese. La base di questa errata percezione \u00e8 l\u2019assenza di uno Stato forte e sovrano in Libano, in grado di controllare un territorio come quello del sud. Questa problematica riguarda anche l\u2019influenza di Hezbollah nella regione meridionale. Noi sappiamo che la risoluzione 1701 impegna lo Stato libanese a fare in modo che ci sia soltanto l\u2019Esercito nazionale libanese sul territorio. Dunque, abbiamo un problema all\u2019interno dello Stato: qui vi \u00e8 una milizia, come la vogliamo chiamare, dentro lo Stato. Non si possono avere due Eserciti, due Ministeri delle Finanze, due Dogane, due Apparati di Sicurezza Interna all\u2019interno dello stesso Stato. Hezbollah, non essendo un\u2019istituzione statale, non \u00e8 nella posizione di prendere decisioni che riguardano tutto lo Stato, come ed esempio quelle inerenti alla guerra. Nel momento in cui il governo francese assume una posizione a favore della sovranit\u00e0 del Libano o un\u2019altra decisione percepita da Hezbollah come \u201cavversa\u201d, ecco che il modo pi\u00f9 celere e diretto per inviare un chiaro messaggio a tale governo \u00e8 quello di farlo colpendo i militari francesi che operano all\u2019interno di UNIFIL. Si tratta di un chiaro messaggio, a volte indiretto, da parte di Hezbollah alla Francia, non da parte dello Stato libanese alla Francia\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Anche sul piano politico interno libanese, il 2005 rappresenta l\u2019inizio del declino dell\u2019influenza francese. Come \u00e8 stato evidenziato da diverse fonti locali, fra cui il Presidente Gemayel, in questo senso l\u2019influenza americana risulta essere pi\u00f9 incisiva. Questo non significa che la Francia non cerca di mantenere una posizione forte in Libano, tuttavia, come evidenziato da Gemayel, \u201cla priorit\u00e0 per Parigi oggi \u00e8 quella di rafforzare in particolar modo il suo legame con gli Emirati e il Golfo e tornare a giocare un ruolo di prim\u2019ordine in Nord Africa, ma non sembra avere un piano preciso e una <em>vision <\/em>in Libano\u201d.<\/p>\n<p><em><strong>Il declino dell\u2019influenza linguistico-culturale francese e l\u2019\u00abarma\u00bb della francofonia<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Sotto l\u2019aspetto linguistico e culturale, negli ultimi quarant\u2019anni la Francia ha perso la sua esclusiva in quello che nel secolo scorso era il suo protettorato. Tutti i personaggi interpellati a Beirut, concordano su questo aspetto e confermano che oggi sullo scacchiere geopolitico e linguistico-culturale regionale, sono gli Stati Uniti da una parte e i paesi del Golfo dall\u2019altra a giocare un ruolo di maggiore influenza. Gli americani, come ricordato da Gemayel, sono pi\u00f9 solidi e stimolanti dal punto di vista universitario, politico, strategico, economico e commerciale. Aggiunge l\u2019ex Presidente libanese: \u201c<em>Sono le giovani generazioni che cambiano la cultura di un Paese. Le generazioni degli anni Settanta e Ottanta erano linguisticamente e culturalmente francesi. Oggi, i nostri giovani sono profondamente influenzati dalla cultura americana: internet, la musica, la televisione. Il maggiore desiderio oggi degli studenti universitari \u00e8 quello di laurearsi in Universit\u00e0 americane. Queste Universit\u00e0 non insegnano il francese, ma quelle francesi, oggi, non possono non insegnare l\u2019inglese\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Tuttavia, come evidenziato dall\u2019On. Honein, il Libano continua a mantenere un\u2019anima francese. Storicamente, la francofonia si \u00e8 sviluppata in Libano grazie al sistema educativo e scolastico gesuita, in particolare agli istituti scolastici e universitari, come ad esempio l\u2019antica Universit\u00e0 \u201cSaint-Joseph\u201d, polo della francofonia in Libano. Nonostante la presenza della storica Universit\u00e0 Americana di Beirut (AUB), fondata nella seconda met\u00e0 del 1800 da missionari americani, fino agli Ottanta, il sistema culturale francese aveva l\u2019esclusiva nella societ\u00e0 istruita libanese. Parliamo di anni in cui l\u2019inglese non veniva ancora percepito come la lingua del business e degli affari. \u00c8 dalla met\u00e0 degli anni Sessanta circa che si registra, in Libano, l\u2019inizio del calo della francofonia a favore della cultura anglosassone, inizialmente per ragioni legate al mondo degli affari e al lavoro. Secondo il dott. Honein, due sono gli aspetti da analizzare. Il primo \u00e8 di carattere sociologico. Oggi, buona parte della societ\u00e0 libanese vuole imparare, oltre all\u2019inglese, lingue come lo spagnolo, l\u2019italiano, il tedesco e anche il cinese. Queste lingue fanno oramai parte dei programmi universitari. Il desiderio di imparare \u201cnuove\u201d lingue che non siano il francese e l\u2019inglese, nasce da cambiamenti demografici e storico-sociali. In particolare, durante gli anni della guerra libanese, molti libanesi sono emigrati in paesi dell\u2019America Latina, ma anche in diversi Stati europei, fra cui l\u2019Italia e la Germania. Dunque, vi \u00e8 stata un\u2019apertura a nuovi modelli linguistici e culturali, e ci\u00f2 ha fatto del Libano un Paese ancora pi\u00f9 aperto verso altre lingue e culture. Dichiara Honein: \u201c<em>In passato, erano le Universit\u00e0 a venire in Libano. Negli anni, la tendenza si \u00e8 invertita: i libanesi hanno cominciato ad emigrare, scegliendo le Universit\u00e0 che a loro si addicevano, in paesi diversi dalla Francia o dagli Stati Uniti. Oggi, il principale fattore di pressione sulla francofonia in Libano, e quindi sul suo modello culturale, \u00e8 rappresentato dal sistema linguistico-culturale americano. Si tratta di un dato di fatto: l\u2019inglese \u00e8 la lingua mondiale del business, e chi vuole lavorare non pu\u00f2 non studiare e conoscere questa lingua. Se oggi vuoi concludere una negoziazione o siglare un contratto a livello internazionale, devi conoscere l\u2019inglese, non il francese. Se vuoi lavorare con qualsiasi Paese estero, devi sapere l\u2019inglese. Dunque, \u00e8 questo il secondo fattore di pressione sul modello linguistico e culturale francese: il fattore economico e commerciale. Ci\u00f2 ha influenzato, e non di poco, anche le scelte degli studenti universitari che si affacciano sul mondo del lavoro. Oggi, buona parte degli studenti opta per Universit\u00e0 anglofone, consci delle opportunit\u00e0, soprattutto internazionali, che questo sistema offre\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Nel 2012 ebbi l\u2019opportunit\u00e0 e l\u2019onore di incontrare presso il suo ufficio il Professore francese Ren\u00e9 Chamussy, gesuita, 21esimo Rettore della principale universit\u00e0 francofona del Libano, la USJ (Universit\u00e9 Saint-Jospeh), deceduto lo scorso anno. Riguardo a questa tema, il Professor Chamussy, che ha vissuto ininterrottamente in Libano dal 1969 e che, nonostante conoscesse l\u2019arabo-libanese, aveva insistito a parlare con me, a Beirut, esclusivamente in francese, mi disse: \u201c<em>E\u2019 una questione di marketing che ha influenzato la cultura. Se vuoi vendere il tuo prodotto, la pubblicit\u00e0 deve essere in inglese\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Volendo fornire un esempio reale e concreto, mentre negli Ottanta quattro studenti su cinque studiavano secondo un sistema linguistico e culturale francese, oggi la tendenza \u00e8 inversa. Le vecchie generazioni libanesi erano solo francofone, oggi sono (sempre meno) francofone e (sempre pi\u00f9) anglofone. \u201cLa tecnologia stessa \u00e8 anglofona!\u201d, ricorda Honein. Fino agli anni Ottanta, la distinzione in Libano tra formazione universitaria francofona e formazione anglofona era ancora chiara. Oggi il sistema universitario \u00e8 cambiato: si pu\u00f2 iniziare in un\u2019universit\u00e0 francofona e laurearsi in un\u2019altra anglofona.<\/p>\n<p>Al riguardo, emerge un certo ritardo di Parigi rispetto al mondo anglosassone: l&#8217;inglese resta la lingua del business mentre il francese \u00e8 maggiormente utilizzato quale lingua della cultura.<\/p>\n<p>Poi va preso in considerazione un ulteriore aspetto fondamentale per comprendere l\u2019indebolimento della cultura francese in Libano, direttamente legato alla questione demografica. Buona parte delle generazioni libanesi cresciute secondo il modello educativo e culturale francese \u2013 parliamo dunque del periodo fra gli anni Cinquanta i primissimi anni Novanta \u2013 oggi si trova all\u2019estero, e con s\u00e9 ha portato quel tipo di formazione e mentalit\u00e0. Questi libanesi ricordano oggi che fino agli inizi degli anni Novanta, la giovent\u00f9 libanese, in particolare quella cristiana, era linguisticamente e culturalmente francese. Non si ascoltava musica araba, e non si frequentavano locali con atmosfera araba. Tutto cambia con gli accordi di Ta\u2019if, e in fretta. Nell\u2019arco di due o tre anni \u2013 durante l\u2019occupazione militare siriana e il forte vento che soffiava dal Golfo \u2013 l\u2019immagine del paese \u00e8 cambiata. Abbiamo assistito a un\u2019arabizzazione. Le alleanze sono cambiate, e il popolo libanese ha iniziato a guardare con altri occhi all\u2019Occidente. Negli ultimi quindici anni, vi \u00e8 stata una vera e propria invasione culturale, sostenuta sia dal mondo sunnita \u2013 Arabia Saudita e Golfo \u2013 che da quello sciita \u2013 l\u2019Iran e di riflesso Hezbollah. E ci\u00f2 ha fatto perdere la bussola occidentale del popolo libanese.<\/p>\n<p>Sul particolare aspetto dello storico rapporto fra comunit\u00e0 cristiana libanese e Parigi, Honein aggiunge: \u201c<em>La Francia di oggi non \u00e8 pi\u00f9 quella di cento anni fa. Nel secolo scorso, vi era un rapporto tra una Francia cattolica e un Paese, il Libano, all\u2019epoca a maggioranza cattolico-maronita. In questo senso, il Libano rappresentava la porta dell\u2019Oriente per la Francia. Anche il Libano di oggi non \u00e8 quello degli anni del mandato francese. La comunit\u00e0 cristiano-maronita aveva un ruolo diverso, grazie anche al suo numero consistente e alla sua influenza. Sotto questo aspetto, i mutamenti demografici in Libano da una parte e gli stessi cambiamenti in Francia dall\u2019altro hanno cambiato questo rapporto. Oggi in Francia vi sono consistenti comunit\u00e0 musulmane, che hanno una forte influenza all\u2019interno. Dunque, il rapporto non \u00e8 pi\u00f9 tra la Francia cattolica e il Libano maronita, ma si basa oggi su valori universali e \u201claici\u201d come la libert\u00e0 e i diritti umani\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Beirut: la \u201cporta d\u2019Oriente\u201d del Presidente Macron?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Oggi, \u00e8 la francofonia il principale strumento di \u201csoft-power\u201d con cui la Francia pu\u00f2 introdurre il suo sistema di valori, come la democrazia, l\u2019uguaglianza e i diritti umani.<\/p>\n<p>Questo desiderio da parte della Francia di continuare a mantenere la sua influenza, quantomeno culturale, nel Paese dei Cedri, \u201csuo\u201d vecchio protettorato, ha risconti anche nella realt\u00e0, come si evince dal ruolo svolto dalle istituzioni francesi operanti in Libano, in particolare dalle scuole e dagli istituti di formazione e culturali. In questo senso, conferma Honein, l\u2019ambasciata francese a Beirut e l\u2019ambasciatore sono particolarmente attivi, rispetto agli altri europei, in Libano. Lo scopo sarebbe quello di incanalare tutte le iniziative e i progetti libanesi verso l\u2019Europa e viceversa nell\u2019ambasciata di Parigi in Libano, di modo che la Francia continui a rimanere la porta dell\u2019Europa per il Paese dei Cedri.<\/p>\n<p>Questa, anche questa, potrebbe essere un\u2019occasione per il Presidente francese Emmanuel Macron. Nel gennaio scorso, quattro mesi prima di essere eletto Presidente, Macron si rec\u00f2 in visita proprio a Beirut. Una visita che <a href=\"http:\/\/www.leparisien.fr\/politique\/au-liban-macron-la-joue-president-25-01-2017-6614211.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Le Parisien <\/em><\/a>defin\u00ec il suo \u201capprendistato sulla scena internazionale\u201d. Dunque, non and\u00f2 casualmente a Beirut. E, altrettanto non casualmente, incontr\u00f2 Saad Hariri, figlio del defunto Rafiq che negli Anni Novanta aveva riportato indirettamente la Francia di Chiraq a giocare un ruolo di primo piano in Libano e in Medio Oriente.<\/p>\n<p>E se oggi i francesi dovessero chiedersi se \u201cBeirut \u00e8 ancora la Parigi del Medio Oriente\u201d? Ebbene, la \u201cSignora\u201d \u00e8 cresciuta, \u00e8 maturata, ma ricorda, forse con nostalgia, gli anni della sua giovinezza.<a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/francia-libano-3.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-3068 size-full\" src=\"http:\/\/www.cosmonitor.com\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/francia-libano-3.jpg\" alt=\"\" width=\"1080\" height=\"1105\" \/><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[dalla rivista di geopolitica francese Outre-Terre. 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