L’ISIS si affida alla connessione satellitare per diffondere le proprie idee sul web e reclutare nuovi membri.

Ludovica Cascone 08/10/2015
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isil_3095780bL’ISIS ha vietato l’accesso e l’utilizzo di internet a tutta la popolazione di Al-Raqqa, la capitale del Califfato islamico situata nell’area centro-settentrionale della Siria. Questa mossa, che secondo un report del Telegraph mira in primo luogo a impedire agli abitanti della città (e ai disertori dell’organizzazione) di mettersi in contatto con il mondo esterno, ha però anche un altro scopo: quello di limitare la possibilità che i propri combattenti possano essere rintracciati e diventare obiettivo dei raid della coalizione internazionale. Secondo quanto riportato dal sito web del quotidiano londinese, nel mese di luglio l’organizzazione ha distribuito ad Al-Raqqa alcuni volantini nei quali avvertiva gli utenti di internet, inclusi i combattenti dello Stato Islamico, che avevano quattro giorni di tempo per sbarazzarsi delle connessioni Wi-Fi private. Da quel momento gli abitanti di Al-Raqqa possono accedere al world wide web solo all’interno degli internet caffè monitorati dall’organizzazione.

Ad ogni modo, ancor prima dell’emanazione di questo divieto, l’ISIS aveva vietato ai propri membri, per ragioni di sicurezza, l’utilizzo di prodotti della Apple Company e di GPS in tutti i territori controllati dall’organizzazione. Come confermato da un recente report di Al-Sharq al-Awsat, l’ISIS ha vietato l’utilizzo dei servizi GPS per “salvaguardare le vite dei  combattenti ed impedire che possano essere rintracciati e colpiti dai raid della coalizione internazionale”.

Ma la ben rodata macchina del reclutamento e del finanziamento online messa in piedi dall’organizzazione terroristica ha trovato un altro modo per accedere in maniera più sicura ad internet e continuare le sue attività in rete. Il fondatore del movimento “Ar Raqqa is being slaughtered silently”, Abu-Ibrahim al-Raqqawi, ha dichiarato al quotidiano arabo di Londra che “i membri e i leader dell’organizzazione utilizzano perlopiù i dispositivi Hughes (un provider di servizi internet via satellite) per connettersi al web”. Secondo la stessa fonte, Tony Hayik, esperto libanese in telecomunicazioni, ha sottolineato che “la connessione via satellite è più sicura di quella via telefono cellulare o linea fissa, monitorate dalle autorità locali”. Secondo Hayik, “l’ISIS si serve di uno dei satelliti operanti in Siria e in Iraq, appartenenti a Russia, Usa, Turchia, Israele e altri paesi arabi”, sottolineando che “lo Stato che permette all’ISIS di utilizzare la propria piattaforma potrebbe impedire all’organizzazione di accedere al servizio, se lo volesse”.

L’esperto ha dichiarato che i membri dell’organizzazione stazionano lungo le aree al confine con Turchia, Libano, Giordania e Israele ed utilizzano le reti internet qui presenti per connettersi al web. Secondo Hayik, la linea internet è intestata a nome di un cittadino di questi Stati, ma viene utilizzata dai membri dell’ISIS all’interno di un’area che non supera i tre chilometri di distanza dal confine.

Anche Muhammad Utaywi, generale di brigata dell’esercito libanese in pensione ed esperto in telecomunicazioni civili e militari, ha sottolineato in una dichiarazione ad Al-Sharq al-Awsat che “se gli Stati del mondo avessero voluto bloccare l’accesso ad internet agli utenti dell’organizzazione, lo avrebbero fatto già molto tempo fa”. Utaywi ha confermato che l’ISIS fa largo utilizzo delle connessioni satellitari ed ha accusato la Turchia di fornire all’organizzazione servizi per accedere ad internet, sottolineando che ogni utente possiede un proprio ISP, che potrebbe essere facilmente rintracciato.

L’incapacità, o meglio, l’abulia degli Stati di porre un freno alla macchina del reclutamento e finanziamento innescata dall’ISIS via internet è messa sotto accusa dal report di Al-Sharq al-Awsat, nonostante il dispiegamento di altre iniziative lanciate in particolare dagli Stati della coalizione internazionale anti-ISIS per contrastare l’influenza dell’organizzazione in internet. Così, ad agire in vece degli apparati statali sono i gruppi di hacker volontari, come quello chiamato “Ghost Security”, di recente formazione, la cui mission è quella di “eliminare la presenza online di gruppi estremisti come l’ISIS, Al-Nusra, Boko Haram, Al-Qaeda e Al-Shabaab nel tentativo di ostacolare il loro reclutamento e limitare la loro capacità di organizzare attività terroristiche internazionali”.


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