Il 22 aprile 2015, l’Esercito tunisino ha avviato una vasta operazione militare sulle alture di Djebel Selloum, in provincia di Kasserine. Si tratta della più vasta operazione militare condotta in Tunisia dall’inizio della guerra contro il terrorismo.
Secondo il quotidiano locale Al-Chourouk, in oltre 72 ore di combattimenti contro i terroristi della Brigata “Uqbat ben Nafi“, trincerati a Djebel Selloum, l’Esercito è riuscito a prendere il controllo dell’area.
Gli abitanti di Hassi El Ferid hanno riportato al sito tunisino Assabah che la mattina del 25 aprile, l’Esercito ha bombardato con armi pesanti le alture meridionali di Djebel Selloum, situate lungo il confine tra Sidi Ya‘ish, a Gafsa, e Bir El Hafey, in provincia di Sidi Bouzid. L’azione avrebbe avuto luogo dopo l’individuazione da parte dei militari di alcuni terroristi che tentavano di spostarsi verso l’altro lato della montagna, per fornire supporto a quelli della Brigata impegnati contro le forze dell’Esercito.
Il 28 aprile, il Ministro della Difesa, Farhat Horchani, dopo la consegna di nuovi equipaggiamenti militari forniti alle Forze Armate tunisine dalla Cina, ha dichiarato che “la vittoria dell’Esercito nell’operazione di Djebel Selloum condurrà ad altri successi, soprattutto dopo che i soldati tunisini sono riusciti a penetrare nei rifugi dei terroristi a Djebel Smama”.
Il giorno precedente, Belhassen Oueslati, portavoce del Ministero della Difesa, aveva dichiarato che il bilancio finale dell’operazione di Djebel Selloum era di tre soldati morti e 10 terroristi uccisi. Oueslati ha aggiunto che “il numero dei terroristi eliminati potrebbe aumentare, considerato che l’Esercito ne ha feriti numerosi altri”.
Fonti del sito Assabah hanno riferito che tra i cadaveri dei terroristi portati la sera del 25 aprile nella caserma di Kasserine vi sarebbe anche quello del terrorista algerino “Abu Sufyan al-Sufi”, nominato Emiro della Brigata dopo la morte del precedente comandante, Luqman Abu Sakhr.
Secondo il quotidiano Al-Chourouk, si tratterebbe invece di “Abu ‘Awf”, fratello del deceduto Khalid al-Shayib, il nuovo leader della Brigata.
La morte di Luqman Abu Sakhr, ucciso il 28 marzo scorso assieme ad altri otto terroristi a Sidi Ya‘ish, Gafsa, e l’ultima operazione di Djebel Selloum, rappresentano i due più importanti colpi inferti dall’eEercito tunisino ai gruppi terroristici in Tunisia.
Il sito Assabah ha riferito che l’account Twitter “Ajnad al-Khilafa bi-Ifriqya” (“I soldati del Califfato in Africa”) ha pubblicato un tweet, il 22 aprile, intitolato “Comunicato sull’operazione di Djebel Selloum: i tiranni hanno teso una trappola contro loro stessi”. Secondo il quotidiano tunisino, si tratta di un “evidente tentativo di sminuire l’operazione condotta dalle forze dell’Esercito e di sicurezza che ha causato la morte di alcuni terroristi”.
La stessa fonte sostiene che questo account è vicino allo Stato Islamico (IS) e ciò potrebbe confermare la notizia diffusa da diversi media locali secondo cui la Brigata “Uqbat ben Nafi”, precedentemente legata ad AQMI, avrebbe prestato giuramento di fedeltà (bay’a) all’IS, dopo la morte del suo emiro Luqman Abu Sakhr.
Per il quotidiano algerino Al-Fadjr, “l’ala mediatica della Brigata “Uqbat ben Nafi”, Ifriqya li-l-I‘lam, ha pubblicato un comunicato in risposta all’uccisione di Luqman Abu Sakhr nel quale viene fatto esplicito riferimento alla scissione di questa Brigata da AQMI e al giuramento di fedeltà all’IS”. Lo stesso quotidiano riporta che nel comunicato si afferma che “l’acronimo ISIS è errato, in quanto lo Stato Islamico non ha conquistato solo i territori della Siria e dell’Iraq, ma ora possiede anche diverse province in Africa occidentale, Libia, Algeria, Sinai, Yemen e nella Penisola Araba”.