La Francia in Medio Oriente e Africa: vende armi e apre basi militari.

Bernard Selwan El-Khoury 28/08/2015
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La vendita di armi all’estero è diventato uno dei principali business della Francia del Presidente Hollande e del suo Ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Un volume di affari talmente impressionante da meritare l’attenzione del quotidiano Le Monde con l’articolo dal titolo “Vendita di Armi: la strategia vincente della Francia”.

Secondo quanto riportato dal giornale di Parigi “le esportazioni di armi della Francia sono passate da 4,8 miliardi di euro del 2012 agli 8,2 miliardi del 2014, mentre nei primi mesi del 2015 hanno già superato i 12 miliardi”.

Ma a Parigi pensano in grande e non sembrano voler porre limiti alla crescita degli affari in questo settore.

Le stime pubblicate da Le Monde indicano che “se le vendite si attesteranno sui 18 miliardi di euro, la Francia sarà il quarto Paese al Mondo nel mercato delle armi, dopo Stati Uniti, Russia e Cina”.

Sono due i contratti faraonici che hanno contribuito al fatturato transalpino nel 2015:
– 24 aerei da caccia “Rafales“, un fregata “FREMM” e sistemi d’arma a corto e medio raggio, venduti all’Egitto (il Presidente Hollande siedeva accanto ad Al-Sisi durante le celebrazioni per l’ampliamento del Canale di Suez);
– 24 aerei da caccia “Rafales”, venduti al Qatar.

A questi dovrebbero aggiungersi:
– 36 aerei da combattimento, all’India;
– 50 elicotteri da trasporto tattico “Caracal” (Airbus), alla Polonia.

Il budget dei contratti sinora siglati fanno della Francia il principale venditore di armi tra i Paesi del Vecchio Continente.

Fonte: Diploweb.com

Fonte: Diploweb.com

Parigi ha consolidato il proprio ruolo rispetto a storici partner quali India e Brasile, ma soprattutto si è dimostrata pronta a sfruttare gli spazi lasciati “scoperti” dagli Stati Uniti e, secondo Le Monde, dalle scelte in politica estera del Presidente Obama nei confronti di alcuni Paesi del Medio Oriente (Iran, Egitto, Arabia Saudita).

Una fonte diplomatica citata dal quotidiano francese è pronta a sostenere che “il Presidente americano è stato il miglior alleato della Francia nella vendita dei Rafales all’estero”.

In quegli spazi si sono mossi gli aggressivi operatori della Dassault, una delle principali aziende francesi attive nell’industria della difesa a livello mondiale, per ottenere commesse in Egitto, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Un’azione talmente efficace che l’acquisto, probabile, da parte di Arabia Saudita ed Egitto di due navi da guerra “Mistral” sarebbe in grado di assorbire da solo le perdite per la cancellazione della vendita alla Russia (1,2 miliardi di euro).

Una vera e propria offensiva quella francese nel settore della difesa, completata dall’avvio di missioni militari nei Paesi del Sahel grazie all’Operazione Berkhane.

Il portale di geopolitica francese Diploweb l’ha definita “una prova di forza della Francia” che dispiegando permanentemente circa 3.000 militari in Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e Gibuti “si garantisce la copertura dell’Africa dall’Atlantico al Pacifico”.

Per alcuni media africani la strategia di Parigi è molto più semplicemente “l’ennesimo tentativo di imporre la politica coloniale francese all’Africa”.

Mentre per il sito di giornalismo investigativo Mediapart, noto per “le inchieste giornalistiche come il caso Bettencourt, relativo ai presunti finanziamenti illegali della campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy o quello dei finanziamenti da parte del governo russo al Fronte Nazionale di Marine Le Pen”, si ha una situazione simile a “quella della Conferenza di Berlino e delle conquiste coloniali” dove ” la popolazione è stata messa al centro di una retorica che giustifica l’incongruenza della presenza militare francese sul suolo africano in questo inizio di XXI secolo“.


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